 . L'Ordine di servizio licenziato dalla Direzione Aziendale il 25 luglio scorso, avente per oggetto la “continuità del servizio di emergenza”, è un segno inquietante del momento drammatico che sta attraversando l'Azienda. Quello che più preoccupa è che con questo modo di procedere, la crisi di risorse rischia di essere esacerbata da una vera e propria crisi di progettualità. Nell'Ordine di Servizio in questione, è vero che si dà la possibilità agli Autisti-barellieri di guidare l’ambulanza, ma viene anche sancita la possibilità per tutti i mezzi di soccorso di operare con equipaggi ridotti: non si può negare la forte delusione che deriva dal fatto di vedere una improbabile quanto ambigua concessione accompagnata da una contropartita così pesante. Chiariamo subito che per noi, ovviamente, non è in discussione l'idoneità degli Autisti-barellieri alla conduzione dei mezzi di soccorso e che nemmeno ci sentiamo incatenati allo schema dell'equipaggio a tre. In un momento come quello attuale, con la necessità di massimizzare l'efficienza, non si può e non si deve rimanere ancorati a vecchi schemi; ma un conto è ragionare, nell'ottica di un piano di rilancio, sull'utilizzo di tipologie di mezzi diversificati che consentano una diminuzione dei costi parallelamente ad un aumento delle risorse disponibili (per esempio, equipaggi ridotti ma con aumento significativo dei mezzi circolanti), completamente diverso è voler tappare le falle delle carenze di personale con provvedimenti estemporanei. In questo modo non si massimizza l'efficienza, si abbattono semplicemente gli standard assistenziali. E non ci sembra nemmeno troppo peregrino paventare possibili ripercussioni su personale che non ha mai guidato un mezzo di soccorso e che non ha mai svolto un corso di guida sicura. E’ vero che si tratta di operatori in possesso dei requisiti previsti, ma, non scherziamo, non è certo per decreto che si battezzano nuovi autisti d’ambulanza, dall’oggi al domani, senza un adeguato e graduale inserimento. Si tratta di una procedura criticabile già posta in essere in passato (con l'arrivo del personale interinale, tanto per fare un esempio), tutti ricordiamo come andarono le cose, e in quell'occasione fummo fortunati, ma non ci sembra né saggio ne opportuno ripetere lo sbaglio. Avevamo trovato interessanti (e degni di plauso) i ragionamenti prospettati dal Direttore Generale nei mesi passati (il 1° aprile al Convegno organizzato dal COES) perché ipotizzavano un percorso articolato che, attraverso la valorizzazione delle professionalità, la revisione dell'allocazione delle risorse sul territorio, il loro aumento e, per finire, una ridefinizione della tipologia dei mezzi di soccorso (dei quali solo alcuni con due figure), avrebbe consentito di pervenire agli obiettivi voluti. Ma quella cui ci troviamo di fronte è, purtroppo, una tegola piovuta sulle nostre teste, senza gli indispensabili e annunciati passaggi, ove si applica ciò che più conviene per tutti i mezzi (cioè si taglia) con l'aggiunta, quel ch'è peggio, di piccole “furbizie” che la rendono la pillola ancor più amara. Richiamare una deroga nella composizione a tre degli equipaggi, prevista in una normativa vecchia di quattordici anni e solo in via transitoria per la fase di avvio, fa come minimo sorridere, così come scomodare addirittura le norme costituzionali a tutela del diritto alla salute per giustificare un provvedimento che, come proposto, rischia solo di peggiorare la qualità dell'assistenza, ci sembra perlomeno irriguardoso. A questo punto, restiamo in attesa di conoscere l'opinione delle parti sociali visto che su un provvedimento di tale rilevanza il sindacato avrà certamente qualcosa da dire. |